Shakespeare sbarca in Libano con Amleto e Ofelia antifondamentalisti (08-01-2008) (08/01/2008)

Un progetto della cooperazione italiana realizzato dal regista Riccardo Della Pietra

Shakespeare sbarca in Libano con Amleto e Ofelia antifondamentalisti
di Tiziana Barrucci

Beirut
Un Amleto rivisitato, messo in scena con molta immaginazione, dove i personaggi principali vengono interpretati a rotazione: è l'Amleto del regista Riccardo Della Pietra, messo in scena a Beirut nel teatro Amra e in quattro diversi villaggi del sud del Libano colpiti dalla guerra con Israele.
La rappresentazione si inserisce in un progetto più grande finanziato dalla Cooperazione italiana in Libano, e cioè costruire spazi di socializzazione e dialogo che possano facilitare e incoraggiare l'interazione di comunità isolate, spesso geograficamente vicine ma non culturalmente e dove i disastri della guerra hanno soltanto maggiormente contribuito alla povertà e alla divisione.
In particolare, soggetti principale del progetto sono i giovani, terreno fertile per i mutamenti culturali e relazionali. Per questo l'Amleto di Della Pietra è un Amleto adolescente, come del resto la sua Ofelia: per alcuni minuti è una ragazza musulmana velata e per altri una giovane sbarazzina abbigliata all'occidentale, ma sempre con la stessa voglia di divertirsi e far divertire.

«Abbiamo lavorato con 25 operatori sociali provenienti da 5 centri per i giovani dislocati in cinque villaggi diversi spiega Sara Giorgi, coordinatrice del progetto e presente alla rappresentazione di Beirut - con il loro aiuto abbiamo selezionato dieci ragazzi per ogni centro e abbiamo messo su la compagnia. Tra l'altro lo scopo ultimo del progetto è quello di collaborare alla ristrutturazione di questi centri, luogo di conoscenza e incontro importante, distrutti dalla guerra dell'anno scorso».
Detto, fatto: con la collaborazione dell'Associazione culturale di Roma Artestudio e del Servizio Civile Nazionale, cinquanta adolescenti alla loro prima esperienza teatrale e dieci giovani musicisti si cimentano nell'Amleto di Shakespeare.

Dopo un mese di lavoro, e solo tre prove generali, il capolavoro va in scena: Beirut, e poi i villaggi di Ayta ash-Shab, Bint Jubayl, Dibil and Burj ash-Shamali, tutti nel Sud. «La cosa più facile è stata farli divertire - racconta il regista Riccardo Della Pietra dei ragazzi in scena - quella più difficile riuscire a dare loro un ritmo di lavoro organizzato. Ma il risultato è del tutto positivo».
Della Pietra ha alle sue spalle diversi lavori in cui il teatro viene usato come momento di socializzazione e di superamento di barriere culturali e religiose. «L'anno scorso abbiamo messo in scena l'Amleto a Hebron, e anche lì lo scopo principale era quello di portare in scena le diversità che a volte, e a fatica, sono riuscite a comunicare tra di loro. Del resto Amleto rappresenta la diversità: amante innamorato, uomo furioso e folle». Nell'Amleto libanese non è stato facile convincere la ragazza musulmana sciita che d'abitudine non stringe neanche la mano degli uomini, a toccare il suo compagno maschio, ma alla file la comunicazione è riuscita. A volte attraverso l'idea del gioco e della finzione siamo riusciti a far passare il messaggio del dialogo, che significa anche conoscenza dell'altro e comprensione» spiega Giorgi. Come nella scena finale di ricostruzione della Pietà michelangiolesca, in cui la ragazza dopo molti dubbi ha accettato di prendere in braccio il bimbo che finge di essere morto, senza più pensare alla barriera della differenza di sesso.


Data ultimo aggiornamento: 06/11/2014



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