Essere costruttori di pace (21-11-2007) (21/11/2007)

Servizio Civile / La Caritas e i progetti per i minori e negli oratori
Il corso di formazione di inizio servizio

Si dice sempre che i giovani, oltrepassata la fase dell'adolescenza, dovrebbero dall'oratorio spiccare un salto verso mete più alte, altri posti in cui rigiocare la gratuità e l'impegno nella cura degli altri che hanno imparato in anni di volontariato in oratorio, appunto. Qualcuno, per fare ciò, decide di intraprendere l'esperienza del Servizio Civile, un anno in cui dedicarsi in prima persona a rendere ‘servizio' al proprio Paese.

Anche la Caritas, naturalmente, è un ente accreditato al Servizio Civile, ovvero scrive dei progetti a cui vengono assegnati ogni anno dei giovani. Le aree che la Caritas tocca con i progetti del Servizio Civile sono quella dei minori, quella degli anziani e quella delle dipendenze.
Molti dei progetti sui minori prevedono che il ragazzo in Servizio Civile lavori in un oratorio, a contatto con adolescenti, preadolescenti, bambini.

Capita dunque che qualche giovane, dopo anni di volontariato in oratorio, decida di fame per un anno la sua passione e il suo impegno più grande. Sceglie quindi di prestare servizio in un oratorio: o il suo, per consolidare ciò che già faceva e per sperimentare lì dentro un ruolo nuovo, o un altro oratorio, per cambiare un pò panorama ma restare sempre all'interno di una struttura in cui crede.

Anche i ragazzi che decidono di prestare servizio presso altre strutture (comunità per minori, comunità per adulti, case di riposo) sanno che, essendo tutti progetti promossi dalla Caritas, lavoreranno all'interno
di contesti cattolici; la sicurezza di condividere anche fuori i valori per anni sperimentati fino a quel momento solo in oratorio facilita per qualcuno quel salto verso mete più alte a cui si accennava sopra.
Altri invece, non vengono da esperienze di oratorio, e magari non condividono proprio tutto il complesso valoriale o religioso della Caritas. Lo si tocca con mano molto bene durante i corsi di formazione che la Caritas propone ai ragazzi del Servizio Civile come momenti di crescita personale, confronto con gli altri, appoggio per le difficoltà incontrate in servizio.

Già: come ogni esperienza, anche quella del Servizio Civile non è solo donare, ma anche ricevere, e se già si riceve molto grazie alle persone che si incontrano durante il servizio, c'è un valore aggiunto dato dalla possibilità che viene offerta di confrontarsi con altri ragazzi che stanno vivendo un'esperienza simile alla propria, di ascoltare qualche dritta da qualcuno che ne sa un pò di più, di rielaborare il proprio vissuto (che se resta solo vissuto e non diventa anche pensato, spesso rischia di perdere di senso).
È così che i ragazzi che hanno iniziato il Servizio Civile per conto della Caritas lo scorso primo ottobre, già a metà del mese si sono incontrati per tre giorni ad Albino, per il Corso di formazione di inizio servizio.
Tre giorni, densi di informazioni, provocazioni, riflessioni, lavori di gruppo e lavori personali, confronti che fanno nascere amicizie. Densi di ideali, di sogni, di progetti.
Insieme al gruppo di giovani di Bergamo c'era anche un gruppo di Vigevano. Ad accompagnare noi ragazzi, alcuni formatori e un prete, don Chicco, curato di Borgo Santa Caterina.

Grazie a loro abbiamo potuto soffermarci sul perché della nostra scelta, su cosa cambia il servizio civile nella nostra vita, sull'impatto emotivo e relazionale, sul progettare i nostri prossimi sei mesi di vita.
Abbiamo anche ascoltato le testimonianze di alcuni ragazzi che per anni hanno svolto volontariato all'estero, in Kosovo, subito dopo la guerra.
La giornata più pregna è stata la seconda, in cui don Chicco ci ha provocati sul tema della pace. Ci ha dato degli spunti davvero preziosi per ragionare sulla pace non come concetto molto alto e lontano (cosa dovrebbero fare i potenti politici per far sì che sia un mondo di pace?) o comunque un'idea per cui soltanto manifestare e appendere bandiere, ma sulla pace come concetto ‘feriale' come diceva don Tonino Bellocome atteggiamento da mettere
in pratica ogni giorno nella quotidianità del nostro fare. Attraverso esempi molto concreti legati anche all'educare, visto il contesto, si è aperto un dibattito e un confronto interessante.
Tutte queste suggestioni, idee, emozioni, impegni e sogni li abbiamo riportati nel momento clou, la Messa per la Pace, che abbiamo celebrato verso sera. Il Vangelo scelto per la Messa ci interpellava in prima persona come uomini mandati da Gesù ad operare per la pace nel mondo. L'augurio finale di don Chicco è stato quello di riuscire sempre a volare alto, nonostante le sconfitte o le difficoltà concrete che incontriamo: riuscire sempre a vedere quell'ideale lontano ci permetterà di andare avanti nonostante tutto.

Un bellissimo augurio per dei ragazzi che hanno davanti un anno da costruire, con l'aiuto di altre persone: un anno in cui ci si gioca anche il proprio essere nel mondo, in cui si tenta di dargli un senso dedicandosi agli altri. Un anno che, chissà, potrà forse condizionare le scelte future di qualcuno di noi.

Adesso la sfida è viversi i prossimi dodici mesi tenendosi in corpo e nel cuore tutto ciò che si è sentito e progettato, senza lasciarsi mai andare. Per fortuna, altri momenti di formazione e di verifica del percorso ci aspettano: per non perderci e continuare a dare. Per riuscire davvero a fare quel salto oltre, senza dimenticare mai da dove siamo venuti.

Gloria


Data ultimo aggiornamento: 06/11/2014



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