Il Papa ai volontari: siate testimoni coraggiosi (29-03-2009) (29/03/2009)

L' Incontro


Migliaia di giovani del servizio civile nazionale hanno salutato Benedetto XVI, che li ha esortati a costruire «giustizia, uguaglianza, libertà» e a vivere lo stile dell'accoglienza e del perdono «Gesù per primo scelse il rifiuto della violenza»


L' esortazione è diretta e im¬pegnativa. Alle ragazze e ai ragazzi volontari del servi¬zio civile il Papa chiede di essere «sempre e dappertutto strumenti di pace, rigettando con decisione l'e¬goismo e l'ingiustizia, l'indifferenza e l'odio», per costruire «la giustizia, l'uguaglianza, la libertà, la riconci¬liazione, l'accoglienza, il perdono». Una scelta possibile solo attraverso una «conversione dei cuori»: «È la via indicata da Gesù», ricorda Bene¬detto XVI, «che non è venuto a por¬tare la pace nel mondo con un eser¬cito - dice - ma attraverso il rifiuto della violenza. Lo disse esplicita¬mente a Pietro», ordinandogli di rinfoderare la spada, lo ripetè a Pon¬zio Pilato. Parole importanti, di grande ap¬prezzamento e incoraggiamento sincero, quelle che Benedetto XVI ri¬volge ai 7mila volontari del servizio civile nazionale, convenuti da tutta Italia nell'aula Paolo VI. Parole che sottolineano la storia del servizio ci¬vile, dal 2001 su base volontaria, ma figlio della cultura della non violen¬za e del servizio civile nato nel 1972 per gli obiettori di coscienza al mili¬tare. Come ogni volta che il Papa in¬contra i giovani, l'entusiasmo è alle stelle. Prima che arrivi, l'aula è un tripudio di cori, di sciarpe bianche col logo del servizio civile, di tute giallo-blu delle Misericordie.
Poi arriva Benedetto XVI. Ai giovani propone una riflessione «che vi ri¬guarda in modo più diretto», presa dalla Gaudium et spes. E cita: «La cor¬sa agli armamenti alla quale si rivol¬gono molte nazioni, non è la via si¬cura per conservare saldamente la pace». Non solo: «la corsa al riarmo - sottolinea - è una delle piaghe più gravi dell'umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri». Per por¬tare al mondo la pace serve l'auten¬tica conversione dei cuori - sottoli¬nea Benedetto XVI - che «rappre¬senta la via giusta, la sola che possa condurre ciascuno di noi e l'uma¬nità all'auspicata pace. È la via indi¬cata da Gesù», che scelse «il rifiuto della violenza». Per il Papa i volontari sono dunque «testimoni coraggiosi della forza della non violenza». Per¬ché «resta incontestabilmente vero l'assioma secondo cui combattere la povertà è costruire la pace», dice, pensando «ad esempio a quanti o¬perano con la Caritas e altre struttu¬re sociali». Carlo Giovanardi, sottosegretario al¬la Presidenza del Consiglio con de¬lega per il servizio civile, nel saluto al Papa ricorda quella prima udienza di Giovanni Paolo II l'8 marzo 2003: «Le sue parole hanno guidato il no¬stro cammino», così sarà anche sta¬volta. «I giovani volontari - spiega - messi a contatto per un anno con realtà di impegno solidaristico han¬no l'opportunità di comprendere i valori che devono ispirare la parte¬cipazione attiva alla vita sociale». E questo servizio al prossimo «acco¬muna fortemente il servizio civile ai valori cristiani». Prima di lui il diret¬tore dell'Ufficio nazionale del servi¬zio civile Leonzio Borea racconta l'impegno per rendere questo anno «un momento di consapevolezza e di partecipazione alla vita democrati¬ca » per i giovani, perché il servizio civile è «difesa della patria, dei dirit¬ti dei più deboli, della pace».
Grande sintonia con le parole del Pa¬pa nel mondo del servizio civile. Da¬vide Drei, presidente della Confe¬renza nazionale degli enti di servi¬zio civile, le commenta a caldo: «È un richiamo fortissimo alle radici del servizio civile - dice - ma anche un indicazione importante per la defi¬nizione della sua identità, in via di messa a punto nella riforma in can¬tiere: difesa nonviolenta della patria, crescita per i giovani, servizio ai più deboli». «Il Papa crede nei giovani e li esorta alla nonviolenza - dice il pre¬sidente dell'Aon Massimo Paolicelli - e dispiace che il futuro del servizio civile sia a rischio per carenza di fon¬di, mentre per 131 cacciabombar¬dieri Jsf l'Italia stanzierà quasi 15 mi¬liardi di euro». «Profonda sintonia» anche per Sergio Marelli, direttore della Focsiv, presente con i suoi vo¬lontari in 82 paesi del sud del mon¬do. Che si rammarica per la riduzio¬ne di invii: «Quest'anno partiranno 25mila volontari, l'anno scorso era¬no stati 33mila, due anni fa 50mila».

Luca Liverani

 

LA LEGGE

Tra un anno la riforma
Il 2010 potrebbe essere l'anno del nuovo servizio civile. La legge 64, infatti, da marzo del 2001 regola il servizio civile su base volontaria, fino a luglio 2005 parallelo a quello obbligatorio degli obiettori di coscienza. Dalle prime 181 volontarie di 8 anni fa il servizio è arrivato a toccare 50 ila presenze l'anno, anche maschili grazie alla sospensione a tempo indeterminato della 'naja'.
Ora la legge si appresta a 'fare il tagliando'. Il tavolo tecnico istituito dal governo il 29 novembre 2008 ha prodotto una bozza di riforma, ora al vaglio degli uffici giuridici della Presidenza del consiglio, poi della Consulta del servizio civile e della Conferenza stato regioni. Il percorso, ipotizza il governo, potrebbe essere quello della legge delega all'esecutivo per un testo da agganciare come emendamento al decreto sul Welfare. Conversione in legge e decreti attuativi del governo potrebbero arrivare entro il prossimo anno. Imprescindibili per gli enti alcuni punti: chiarezza sull'identità del servizio civile, ridefinizione del rapporto con le Regioni e loro compartecipazione ai finanziamenti, stabilizzazione del contingente annuo di volontari oggi alla mercé dei fondi, nuovo accreditamento per una selezione migliore degli enti.

 

Il Discorso

«La conversione dei cuori, via giusta verso la pace»

Il Pontefice: muove dalla «riforma degli spiriti» la via della concordia che porta alla rinuncia della violenza e apre la via alla riconciliazione Benedetto XVI - ieri mattina nell'Aula Paolo VI - ha ricevuto in udienza i giovani volontari del Servizio Civile nazionale italiano. Ecco il testo integrale del suo discorso.


Cari giovani! Benvenuti e grazie per questa vostra gradita visita. Per me è sempre una gioia incontrare i giovani; in questo caso, sono ancor più contento perché voi siete volontari del servizio civile, caratteristica questa che rafforza la mia stima per voi, e mi invita a proporvi alcune riflessioni legate alla vostra specifica attività. Prima, però, desidero salutare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il senatore Carlo Giovanardi, che ha promosso questo incontro a nome del Governo italiano, ringraziandolo anche per le sue gentili parole. Come pure saluto le altre autorità presenti.
Cari amici, che cosa può dire il Papa a giovani impegnati nel servizio civile nazionale? Innanzitutto, può congratularsi per l'entusiasmo che vi anima e per la generosità con cui portate a compi¬mento questa vostra mis¬sione di pace. Permettete poi che vi proponga una riflessione che, potrei dire, vi riguarda in modo più diretto, una riflessione tratta dalla Costituzione del Concilio Vaticano II Gaudium et spes -«gioia e speranza» - che concerne la Chiesa nel mondo contemporaneo. Nella parte finale di questo documento conciliare, dove viene affrontato anche il tema della pace tra i popoli, si trova un'espressione fondamentale sulla quale è bene soffermarsi: «La pace non è stata mai stabilmente raggiunta, ma è da costruirsi  continuamente» (n. 78).
Quanto reale è questa osservazione! Purtroppo, guerre e violenze non cessano mai, e la ricerca della pace è sempre faticosa. In anni segnati dal pericolo di possibili conflitti planetari, il Concilio Vaticano II denunciava con forza - in questo testo - la corsa agli armamenti. «La corsa agli armamenti, alla quale si rivolgono molte na¬zioni, non è la via sicura per conservare saldamente la pace», ed aggiungeva subito che la corsa al riarmo «è una delle piaghe più gravi dell'umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri» ( GS, 81). A tale preoccupata constatazione i Padri Conciliari facevano seguire un auspicio: «Nuove strade - essi affermavano - converrà cercare partendo dalla riforma degli spiriti, perché possa essere rimosso questo scandalo e al mondo, liberato dall'ansietà che l'opprime, possa essere restituita la vera pace» ( ibid.).
« Nuove strade», dunque, «partendo dalla riforma degli spiriti», dal rinnovamento degli animi e delle coscienze. Oggi come allora l'autentica con¬versione dei cuori rappresenta la via giusta, la sola che possa condurre ciascuno di noi e l'intera umanità all'auspicata pace. È la via indicata da Gesù: Lui - che è il Re dell'universo - non è venuto a portare la pace nel mondo con un esercito, ma attraverso il rifiuto della violenza. Lo disse esplicitamente a Pietro, nell'orto degli Ulivi: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spa¬da, di spada moriranno» ( Mt
26,52); e poi a Ponzio Pilato: «Se il mio regno fosse di que¬sto mondo, i miei servitori avrebbero combattuto per¬ché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» ( Gv 18,36).
È la via che hanno seguito e seguono non solo i discepoli di Cristo, ma tanti uomini e donne di buona volontà, testimoni coraggiosi della forza della non violenza. Sempre nella Gaudium et spes, il Concilio affermava: «Noi non possiamo non lodare coloro che, rinunciando alla violenza nella rivendicazione dei loro diritti, ricorrono a quei mezzi di difesa che sono, del resto, alla portata anche dei più deboli, purché ciò si possa fare senza pregiudizio dei diritti e dei doveri degli altri o della comunità » (n. 78). A questa categoria di operatori di pace appartenete anche voi, cari giovani amici. Siate, dunque, sempre e dappertutto stru¬menti di pace, rigettando con decisione l'egoismo e l'ingiustizia, l'indifferenza e l'odio, per costruire e diffondere con pazienza e perseveranza la giustizia, l'uguaglianza, la libertà, la riconciliazione, l'accoglienza, il perdono in ogni comunità.
i piace qui rivolgere a voi, cari giovani, l'invito con cui ho concluso l'annuale messaggio del 1° gennaio scorso per la Giornata mondiale della pace, esortandovi «ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto è concretamente possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti incontestabilmente vero l'assioma secondo cui «combattere la povertà è costruire la pace». Molti di voi - penso ad esempio a quanti operano con la Caritas ed in altre strutture sociali - sono quotidianamente impegnati in servizi alle persone in difficoltà. Ma in ogni caso, nella varietà degli ambiti delle vostre attività, ciascuno, attraverso questa esperienza di volontariato, può rafforzare la propria sensi¬bilità sociale, conoscere più da vicino i problemi della gente e farsi promotore attivo di una solidarietà concreta. È questo sicuramente il principale obiettivo del servizio civile nazionale, un obiettivo formativo: educare le giovani generazioni a coltivare un senso di attenzione responsabile nei confronti delle persone bisognose e del bene comune.
Cari ragazzi e ragazze, un giorno Gesù disse alla gente che lo seguiva: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» ( Mc 8,35). In queste parole c'è una verità non solo cristiana, bensì universalmente umana: la vita è un mistero d'amore, che tanto più ci appartiene quanto più la doniamo. Anzi, quanto più ci doniamo, cioè facciamo dono di noi stessi, del nostro tempo, delle nostre risorse e qualità per il bene degli altri. Lo dice una celebre preghiera attribuita a san Francesco d'Assisi, che inizia così: «O Signore, fa' di me uno strumento della tua pace »; e termina con queste parole: «Perché è dando che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita a vita eterna».
Cari amici, sia sempre questa la logica della vostra vita; non solo adesso che siete giovani, ma anche domani, quando rivestirete - ve lo auguro - ruoli significativi nella società e formerete una famiglia. Siate persone pronte a spendersi per gli altri, disposte anche a soffrire per il bene e la giustizia. Per questo assicuro la mia preghiera, affidandovi alla protezione di Maria Santissima. Vi auguro un buon servizio e vi benedico tutti di cuore insieme con i vostri cari e le persone che quotidianamente incontrate. Benedetto XVI «Combattere la povertà è costruire la pace»: il Papa ieri ha attinto al messaggio per la Giornata del 1° gennaio scorso, oltre che alla «Gaudium et spes»

 


Data ultimo aggiornamento: 06/11/2014



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