II servizio civile? Una scelta che tiene (10-04-2008) (10/04/2008)

Una risorsa per il paese

Scelgono di dare un anno al Paese per fare qualcosa di utile agli altri. Giudicano come molto valide le attività svolte per gli utenti.

Ma non sono pochi - ben uno su sette - quelli che abbandonano, prima di cominciare o durante lo svolgimento. Il servizio civile nazionale continua a raccogliere consensi tra i giovani, che lo giudicano un`opportunità per crescere e acquisire esperienze utili per il lavoro. I punti critici, però, non mancano.

A fare luce sulle difficoltà di una realtà che coinvolge ogni anno circa 40 mila giovani sono tre studi, commissionati dall`Ufficio nazionale del servizio civile. Il primo, curato dalla Fondazione Zancan, è sulla valutazione dei progetti, ossia la loro efficacia, secondo i volontari. Il secondo, curato dall`Irs, è sul fenomeno degli abbandoni, tema su cui pesa la ricerca del lavoro. Il terzo (vedi servizio a fianco, ndr) sull`organizzazione degli enti. Obiettivo: individuare i punti deboli della normativa bisognosi di ritocchi. Un cammino interrotto dalla fine anticipata della legislatura, che non invalida comunque i risultati della triplice fotografia.

L analisi dell`Istituto di ricerca sociale presentata da Sergio Pasquinelli è un campanello d`allarme. Sui 40.807 volontari del l°bando 2006 sono stati 5.855 i giovani che hanno abbandonato, il 14,3%. Una parte (3.024, il 7,4%) non ha cominciato il servizio, pur avendo passato le selezioni. Gli altri (2.831, il 6,9%) hanno interrotto dopo averlo iniziato. Il fenomeno non è omogeneo: la media nazionale del 14,3% diventa del 23,4% al Nord, 19,1% al Centro, 9,3% al Sud.

Meridionali più attaccati al servizio? L Irs ricorda che il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è in media al 21,6%. Le percentuali si invertono: al Nord è al 12,4%, al centro al 19,5%, al Sud arriva addirittura al 34,5%. Ai 433 euro di rimborso mensile, insomma, molti ragazzi del Sud non rinunciano facilmente. Più disoccupazione, meno abbandoni.

Le motivazioni alla base della scelta del servizio civile sono significative. I volontari vogliono svolgere un`attività socialmente utile (68%, possibili più risposte, ndr), arricchirsi umanamente (60,2%), approfondire la propria formazione (49,3%). Ma il tema lavoro pesa: il 45,7% vuole arricchire il proprio curriculum, il 44,5% ricevere una retribuzione, il 38,6% acquisire competenze lavorative, il 34,6% aumentare le possibilità di trovare un posto. La causa diretta delle rinunce prima dell`inizio conferma: il 37,7% lascia perché «ha trovato lavoro», il 23,8 «per motivi personali», il 19,7 «perché il servizio è incompatibile con gli studi», il 5,8% «per uno stage». Sono soprattutto i giovani del Nord a lasciare per un lavoro (il 42,3%) o uno stage (11,3%), dati che al Sud diventano rispettivamente il 34% e il 4,3%. Da non trascurare altre cause di abbandono:
servizio che non corrisponde alle aspettative (16,8%), ente disorganizzato (16,7%), servizio non interessante (6,6%), progetto risultato diverso
(5,4%).

La valutazione dei progetti, analizzata da Tiziano Vecchiato della Fondazione Zancan, evidenzia comunque che le motivazioni di fondo restano fondamentalmente altruistiche: il 75,9% lo fa «per rendersi utile agli altri», il 61,1% «per entrare in contatto con problematiche sociali e di welfare». Aspettative che sembrano realizzarsi: il 68% dei volontari considera le attività svolte «di elevata utilità per i destinatari del servizio», più un 26% che le giudica comunque «abbastanza utili».

Luca Liverani

 

De Luca: «Realtà educativa fondamentale nella crisi del Paese»

II servizio civile «rischia di diventare meno forte, ma è un elemento di
educazione fondamentale anche nel momento di crisi nel paese». II
sottosegretario alla Solidarietà sociale Cristina De Luca osserva come le
ricerche presentate ieri nascano «dal desiderio di modificare alcuni punti
della legge 64. Nessuno avrebbe scommesso sui risultati, ma dai 200
volontari `arruolatì nel 2001 si è passati ai 50.000 del 2007. Purtroppo, però
- si rammarica - la fine della legislatura interrompe anche il percorso di
ricerca sul servizio civile che il governo, stava portando avanti. E il servizio
civile è stato un tema caro in questi 20 mesi di governo, ascritto nelle
priorità del paese». De Luca ricorda che «durante un incontro tenuto a
Padova con i responsabili dei servizi civili di tutta Europa. è emerso che
nessun paese europeo ha un`esperienza simile a quella italiana, che deve
puntare però a migliorare ancora. Ci sono anche ombre di insuccessi nella
gestione del servizio civile, ma queste ricerche sono il punto di partenza per
la rivalutazione della legge perchè possiamo puntare sulla forza dei giovani».

 

"Ancora troppa improvvisazione"

Formazione ancora sottovalutata, volontari usati impropriamente, organizzazione appaltata all`esterno. C`è anche questo negli oltre 1.300 enti - del privato sociale o pubblici - che svolgono servizio civile. Rischi di disorganizzazione e improvvisazione, che convivono con la voglia di qualche organizzazione di tornare ai tempi eroici dei primi, motivatissimi obiettori di coscienza, quando c`era la leva. Magari riducendo la paga mensile per reclutare solo i "duri e puri".

E il quadro che emerge dalla ricerca curata, per conto dell`Ufficio nazionale del servizio civile, dal Dipartimento di studi sociali e politici dell`Università degli studi di Milano e coordinata dal professor Maurizio Ambrosini. Uno studio, come gli altri due sui volontari (vedi servizio a fianco, ndr), voluti nell`ambito del «ripensamento in atto sul servizio civile», spiega il di Ricerca curata dall`università degli Studi di Milano rivela come la formazione sia ancora sottovalutata e i volontari usati spesso in modo improprio il Direttore dell`Unsc Diego Cipriani.

Tutti gli enti-piccoli e grandi, pubblici o non-prosit - condividono la visione del servizio come opportunità di crescita per i giovani. Differenze emergono soprattutto sul piano dell`organizzazione. L`impiego dei volontari è nel 70% dei casi coerente col progetto, anche se un 26,7% dice che lo è solo «abbastanza»: meglio nel privato sociale che negli enti pubblici. Minoritaria, ma non minima la percentuale di enti che usano i ragazzi in modo improprio: il 37,3% ammette che servono a «mandare avanti attività dell`ente non relative ai progetti». Nel 35,2% il servizio «non viene programmato ma è gestito in modo estemporaneo». Da segnalare qualche problema sulla figura del responsabile del servizio civile: molti i part-time, pochi i laureati, solo l`8% a tempo pieno, il 40% non ha mai ricevuto formazione.

Quattro, in conclusione, gli identikit degli enti. C`è la visione che privilegia l`ente stesso invece che il progetto e i ragazzi, spesso tra enti piccoli e del Sud. C`è la visione di chi scommette molto sulla qualificazione, formando i giovani e i responsabili, e chiede più selezione tra gli enti stessi. C`è quindi chi, specie nei grandi enti nazionali, ritiene fondamentali gli investimenti su persone e strutture per garantire un servizio efficace. E c`è infine chi ha una visione «minoritaria ed eroica» del servizio civile come vocazione: ritorno alle convenzioni, abbattimento della paga, volontariato come condizione di ammissione al servizio civile.

L.Liv.

 

 


Data ultimo aggiornamento: 06/11/2014



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