San Massimiliano, patrono dell`impegno per la pace (12-03-2008) (12/03/2008)

Ieri obiettori di coscienza, oggi il nuovo servizio civile: il modello della non violenza per attuare il bene comune.

Il Martirologio della Chiesa cattolica invita oggi a fare memoria di Massimiliano, un giovane che nel 295 d.C. aveva 21 anni e che a Tebesse, in Numidia, venne arruolato nell`esercito romano. Figlio del veterano Vittore, anch`egli arruolato, Massimiliano rispose al proconsole Dione che al fedele di Cristo non è consentito spargere sangue, e poiché si rifiutava di giurare come legionario venne decapitato. Un tempo, a ricordare il martirio di san Massimiliano erano gli obiettori di coscienza al servizio militare che lo avevano eletto a loro "patrono". Oggi che, almeno nel nostro Paese, la leva non c`è più, a ricordarlo sono i ragazzi e le ragazze del servizio civile nazionale che, anche in questo modo, testimoniano la continuità tra il "vecchio" e il "nuovo" servizio civile. Un`esperienza, quella del servizio civile, che in Italia accomuna ormai quasi un milione di obiettori di coscienza (tutti maschi) e oltre duecentomila volontari del servizio civile nazionale (al 70% donne) che in 35 anni hanno «difeso la patria» con le armi della pace e della solidarietà.

Ma il ricordo del martire africano, oltre che a rinnovare il "no" alla guerra e a ogni forma di violenza, è l`occasione per ribadire che la costruzione della pace ha bisogno del contributo di tutti e di ciascuno. E questo impegno ha un forte legame con il rispetto della coscienza di ogni persona, come notò Giovanni Paolo II nel messaggio per la giornata mondiale della pace del 1991 quando ebbe a dire che «è a livello di coscienza che si pone e può essere più efficacemente affrontato il problema di assicurare una pace solida e duratura». Se guardiamo solamente ai disastri che provoca ogni giorno, nel mondo ma anche nelle nostre città, l`intolleranza per il diverso da noi, ci accorgiamo della drammatica attualità di quel messaggio.

È per questo che i giovani sono i destinatari privilegiati di questa "missione" di pace. La nonviolenza nelle cui radici affonda il servizio civile di migliaia di ragazzi italiani non può non tradursi in un atteggiamento e uno stile di vita quotidiani improntati al rispetto reciproco, all`attenzione all`altro soprattutto se in difficoltà, alla realizzazione del bene comune, alla solidarietà, alla costruzione di relazioni positive, alla diffusione ad ogni livello della cultura della legalità.

La coerenza con la propria fede in Cristo portò un giovane del III secolo alla morte. Ai giovani di oggi non viene necessariamente richiesto il sacrificio della vita, quanto la coerenza tra la fede e la vita, tra i valori nei quali si crede e le opere che si compiono. A noi adulti il compito di aiutarli. 

di Diego Cipriani

Direttore Generale Ufficio nazionale servizio civile

 

 


Data ultimo aggiornamento: 06/11/2014



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